Le orrende galosce di gomma nere

Piove a dirotto fuori, e se chiudo gli occhi rivedo mia nonna con quelle orrende galosce di gomma nere in mano che mi obbligava ad indossare per andare a scuola, anche quando facevano due schizzi. Tra l’altro erano enormi rispetto alla mia corporatura esile, e veramente molto nere rispetto al bianco del grembiule e al chiarore pallido della mia pelle nonostante gli integratori di carnetina B 12. Mi sentivo goffa, impacciata, avrei voluto nascondermi piuttosto che ritrovarmi al cospetto dei miei compagni goffi almeno quanto me, ma sapevo già di non avere altra scelta, così come a quel tempo, non l’aveva nessuno dei miei coetanei. Eravamo figli di quel tempo, ma soprattutto eravamo: figli. Figli nel senso che non obiettavamo di fronte ad espressioni del tipo: “è per il tuo bene”, perché fondamentalmente, nonostante i bocconi amari da inghiottire, sapevamo che così era. Ci fidavamo degli adulti, loro erano l’ancora che ci teneva fermi nel posto più sicuro del mondo, loro erano il giusto, l’autorità, la protezione, quella vera, dall’inutilità, dagli sprechi, dalle scelte azzardate, dai rischi dell’età, dalle sofferenze effimere. Gli adulti erano le fondamenta del nostro futuro costruita sui “no” ai quali ci si poteva anche fare l’abitudine, senza stravolgere del tutto il nostro equilibrio esistenziale. Loro erano la nostra vera sfida nella quale già sapevamo di perdere, eppure giocavamo lo stesso, perché giocare ci piaceva moltissimo. Piove a dirotto fuori e se chiudo gli occhi, rivedo le stesse galosce di gomma nere orrende che aveva mia nonna in mano, ricoperte di fango, così come ricoperto di macchie era il risvolto dei pantaloni marroni altrettanto orrendi, e rivedo le risate di quando schizzavo l’acqua fuori dalle pozzanghere saltandoci dentro mentre immaginavo l’espressione dura e contrariata di mia nonna. La temevo, ed al tempo stesso la volevo, quella espressione colma di senso di responsabilità e disappunto, la volevo perché mi dava la misura giusta del senso delle cose, proprio come quelle galosce, spropositate ai miei occhi, ma perfettamente calzanti, con le avversità della pioggia.

Pubblicato da La blogopedista

un'apprendista blogger

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