Scrivere

Scrivere è un po’ come switchare sé stessi in una dimensione parallela, qualunque cose si scriva ed in qualunque modo. Persino scrivere una lista, che possa essere anche quella della spesa, ci traspone in un universo intimo con il nostro essere nel quale non c’è più lo spazio per le influenze esterne. Cosa manca, cosa, serve, cosa annotare quindi diventa solo una questione tra noi e noi, e questo vale per tutto ciò di cui vogliamo lasciare traccia.

A tal proposito, ho provato ad analizzare ogni aspetto di me stessa ed in che modo si modifica nel momento stesso in cui i miei pensieri si concretizzano in parole scritte e ho scoperto delle cose piuttosto curiose, ad esempio che c’è una relazione tra il nostro aspetto e ciò che creiamo in lettere. Avete mai provato ad elaborare un pensiero appena svegli, in pigiama e non ancora pettinati? Bene, fatelo, poi datevi una sistemata e rifatelo ancora. Scoprirete che la differenza nella vostra cura, implica anche una differenza nello stile, ed anche una differenza di genuinità e spontaneità. Ecco perché i pensieri di Alda Merini sembrano avere l’aspetto di Alda Merini, quelli di Charles Bukowski quello propriamente suo, quelli di Frida Khalo idem, e così via, giusto per citare i più “citati” del momento. Ho notato altresì che che la profondità del pensiero può anche variare in maniera proporzionale rispetto all’intensità della luce così come la veste poetica può assumere automaticamente gli stessi colori dell’ambiente esterno, talvolta fino al punto di mimetizzarcisi, nelle migliori delle prose o dei versi.

E‘ un mondo sempre fantastico quello della scrittura, non solo nel senso proprio di entusiasmante ma anche in quello più letterale del termine. Eh già perché per quanto ci si possa sforzare di trasferire un’immagine esatta di noi stessi o comunque sia di quello che vogliamo rendere pubblico, ci sono sempre dei filtri creativi che si applicano in automatico e che traggono origine dall’immaginario di ciascuno di noi identificandone la fonte come unica. Ecco perché scrivere qualcosa è sempre gratificante, non perché ci rende unici, come può fare l’aspetto che ognuno di noi sceglie di avere, ma più semplicemente, perché ci ricorda inequivocabilmente di esserlo.

Pubblicato da La blogopedista

un'apprendista blogger

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