“Reale” Vs. “Virtuale”

Se c’è una cosa che proprio non riesco a tollerare, sono le persone che manifestano pensieri contrari a qualcosa o a qualcuno, utilizzando una terminologia inappropriata. Questo denota imprecisione, mancanza di approfondimenti in merito alla questione, e quindi fa pensare ad una demonizzazione che nasce soprattutto da un bisogno di lasciar uscire la spocchia che è dentro di loro e non da una fondata considerazione socialmente utile. Faccio un esempio: oggi fa molto figo schierarsi contro la “virtualità” in favore della “realtà”, e questo perché ormai l’utilizzo spropositato dei social ha cambiato le vite di tutti. E’ un dato di fatto inconfutabile che non può non suscitare delle preoccupazioni, se non altro attenzione da parte nostra, ma in questo, proprio la virtualità non c’entra. Virtuale è ciò che non esiste, è una forma illusoria, una specie di inganno della mente. Virtuale è un’emozione che nasce da qualcosa di non reale e può essere quindi anche un sentimento di commozione di fronte ad un film, la rabbia per aver perso una partita a scacchi contro un computer, oppure ancora un desiderio sessuale che scaturisce semplicemente da una fotografia. L’ aver traslato il significato del termine “virtuale” riconducendolo automaticamente a tutto ciò che si riferisce alla tecnologia ha suscitato una confusione generale. Ecco perché ci tengo a sottolineare che i rapporti che nascono o che si intrattengono attraverso i social non possono definirsi “virtuali”, tutt’altro. Se io, anziché parlare con un’amica di una vita al telefono, comunico con lei attraverso uno strumento più evoluto, frutto della continua ricerca da parte dell’uomo dall’era dei segnali di fumo fino ai giorni nostri, questo non vuol certo dire che la nostra storica amicizia non è mai esistita e che tutti i nostri scambi non nascano da ciò che abbiamo realmente costruito assieme. Cambia semplicemente lo strumento, che è più immediato, accattivante, che offre, viva Dio, molteplici possibilità in più di condivisione e non più solo la voce, pur essendo una comunicazione a distanza. E non era ciò che l’uomo avrebbe sperato un giorno di fare esattamente come in tutti gli altri aspetti della sua esistenza nei quali si è sforzato di progredire? A questo punto i vari “Cristoforo Colombo” che scoprono l’America tutti i giorni penseranno che dal vivo è tutt’altra cosa, bene, hanno ragione, questo lo sappiamo tutti, ma è veramente possibile comunicare sempre e solo a distanza ravvicinata? Viene da se che l’uomo, non avendo il dono dell’ubiquità e non essendo onnipotente ha da sempre bisogno della complicità degli strumenti che egli stesso crea, se non vuole limitarsi ad esistere secondo ciò che per natura gli è concesso. Un plauso quindi enorme da parte mia ed un ringraziamento a chiunque abbia utilizzato il cervello per produrre strumenti evolutivi e non spocchia degradante, fermo restando che ovviamente, l’utilizzo che si fa degli stessi strumenti espone ad un senso di responsabilità sociale che mai e ribadisco mai, in nessun modo deve essere sottovalutato, esattamente come per nessuna delle scoperte che ha compiuto l’uomo, compreso le armi di distruzione della massa, che fanno sicuramente più paura di quelle di distrazione, di cui ogni tanto invece c’è un reale, sano, bisogno.

Pubblicato da La blogopedista

un'apprendista blogger

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