Morning routine

L’insieme dei gesti che facciamo sistematicamente ogni mattina oggi si chiama “morning routine” e questo ci fa sentire tutti più fighi mentre deambuliamo con gli occhi gonfi e i capelli in disaccordo tra di loro, alla ricerca dello zucchero da mettere nel caffè. Sembra poco ma non lo è. Sentirsi fighi solo perché le nostre irrilevanti abitudini, necessarie solo alla carburazione post dormita, hanno oggi una connotazione più “yeah” ci introduce alla giornata, quindi anche alla vita, in una maniera diversamente propositiva. Nessuno ci guarda, probabilmente nessuno sta pensando a noi, eppure ci teletrasportiamo automaticamente, senza accorgercene nemmeno, in una dimensione di universale, globale condivisione di ogni singolo gesto,ma anche di ogni singolo pensiero. Immaginiamo con beffarda soddisfazione che abbiamo l’approvazione del resto del mondo a prescindere, anche se facciamo solo scoppiare l’incarto della merendina invece di aprirlo regolarmente dagli appositi spazi sulla confezione oppure se pensiamo a cose stupide che non hanno nulla a che vedere con i problemi reali a cui ancora non abbiamo trovato una soluzione. Dopotutto, le soluzioni dei problemi sono banali, noiose, e se non interessano a nessuno, perché mai dovrebbero interessare a noi? Noi, che ormai siamo tutti, e tutti sono noi, nella costante “orgia” mediatica di rappresentazione delle nostre vite dalla quale usciamo di scena solo mentre dormiamo, ci sentiamo ormai disconnessi quando si apre la porta di casa e si esce dall’applicazione ma è un tempo piccolo, che dura poco. Per fortuna c’è un traffico degno di un evento straordinario, davanti alla nostra auto attraversa una donna vestita in maniera ridicola, il cartellone pubblicitario che limita la visuale e la libertà di pensiero ci induce ad un originale gioco di parole, il gattino sul ciglio della strada ha urgentemente bisogno di un rifugio ma soprattutto di un’orda di compassionevoli “likes”, il nuovo locale che hanno aperto a fronte strada merita di essere collaudato e siamo pericolosamente, fighissimamente in ritardo. Ed è già “storia”.

Pubblicato da La blogopedista

un'apprendista blogger

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